Il papavero trasforma la giornata

Si puo’ sentire la gioia che esplode nel trovare un fiore sbocciato? E trovarsi stampato in volto un sorriso da bambina? A me è successo ieri durante la pausa pranzo. Percorro il vialetto di casa con il sacchetto del cibo preso in mensa, fra il depresso, per questo tempo che perdura nel suo grigiore, e il seccato per l’andamento della mattinata lavorativa ( e soprattutto perché ho permesso che questo disturbi il mio buon umore) e … resto un attimo interdetta perché con la coda dell’occhio
intravedo una massa colorata che non c’era stamattina.

Giro la testa e trovo sbocciato il primo enorme stupendo papavero. Ed è un nuova giornata, sembra persino luminosa. Adoro i papaveri, da sempre, mi incanto persino a guardarli dipinti nei quadri degli impressionisti. Chissà che cosa riescono a muovere dentro di me per esercitare questo potere. Sono sicuramente legati alla mia infanzia.

Quando da bambina vivevo in Abruzzo intorno a casa mia era pieno e con i miei amici usavamo la parte centrale come timbro per decorarci con tante piccole stelline. Nessuno di noi si poneva il problema che così li distruggevamo. Ce ne erano talmente tanti! Pensandoci ora riesco a sentirmi un po’ in colpa anche se devo dire che la parola “ecologia” era sconosciuta.

Questo naturalmente non è il papavero rosso che, come mi ha insegnato la maestra, nasce in mezzo al grano insieme al fiordaliso blu. Di quelli ne ho scoperta incredibilmente una aiuola spontanea proprio vicino casa. Questo invece é un papavero orientale che ho piantato la primavera dello scorso anno. Anzi ho comperato, a una fiera di settore, due radici che l’anno scorso hanno prodotto solo qualche foglia striminzita, poi le ho viste seccarsi e tentennare per più di un anno. Infine hanno deciso che il mio piccolo giardino gli piaceva e sono spuntati i boccioli, in questi giorni ogni volta che controllo ne trovo uno nuovo.

Ora si apre un nuovo capitolo tutto da assaporare. Gli altri boccioli cominciano a lasciarmi intravedere i petali e con stupore scopro che si aprono al contrario! Le foglioline si trasformano in una specie di cappello che poi scivola via lasciando queste macchie intense di colore. Chissà quanti giorni resteranno ad ondeggiare al vento. E chissà’ se l’altra pianta avrà lo stesso colore! Devo solo aspettare.

Credo che la pazienza sia una caratteristica essenziale per chi sente il bisogno di dedicarsi ai fiori e alle piante, e anche il rispetto del tempo, e la consapevolezza che la nostra fretta quotidiana non può cambiare il fluire delle stagioni. Talvolta penso sia un modo di esorcizzare la fine. Piantiamo dando per scontato che ci saremo sicuramente per veder crescere e fiorire e questo, forse, inconsciamente ci dà sicurezza.

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